Noi adulti dobbiamo essere i primi artefici del cambiamento dei giovani. Il tema del ricambio generazionale dipende innanzi tutto da chi oggi ha il potere di gestire e di decidere. È fondamentale creare le condizioni per favorire un terreno fertile alla formazione dei giovani rendendoli protagonisti attivi. Non c’è più tempo da perdere, bisogna assolutamente fare qualcosa, abbiamo una classe politica inadeguata e gerontocratica, non abbiamo vere e proprie scuole di formazione politica che sappiano costruire una cultura condivisa del bene comune; all’estero una carriera politica o amministrativa non si improvvisa, mentre nel nostro paese sembra spesso il frutto del caso, di meccanismi poco trasparenti di cooptazione o addirittura di nepotismo. In Italia i giovani scontano un differenziale rispetto agli altri paesi europei, dovuto in larga misura ad una minore qualità dei servizi da parte delle istituzioni che si traduce in una perdita di qualità dell’offerta formativa. Abbiamo un sistema didattico che non si preoccupa di valorizzare chi sa trasferire efficacemente informazione e conoscenza. Spesso i nostri insegnanti sono delle persone molto acculturate che tuttavia si limitano a passare semplici nozioni ai loro allievi senza nessun intento o capacità formativa su di loro. Tutto questo si traduce in una dissipazione di energie che non crea una vera costruzione di saperi e competenze. Dobbiamo valorizzare il talento di chi ha il dono di creare contatto e comunicazione con l’universo linguistico, a volte molto complicato, del mondo giovanile. Dobbiamo dare spazio a chi sa relazionarsi con empatia e sa essere carismatico con i giovani. Bisogna dare qualità al tempo dell’ascolto trasferendo emozioni positive in grado di motivare i giovani.
I giovani sono il nuovo, sono i motori del cambiamento, sono il futuro e sono la metamorfosi in continuo divenire dell’umanità. Il potere dato agli insegnanti oggi è sempre minore. Sottopagati, in un numero insufficiente e con un mondo giovanile sempre più ingestibile dal punto di vista comportamentale. L’autoritarismo e il rigorismo del passato oggi non sono più proponibili, siamo in un’altra epoca, differente per usi, costumi, necessità e comportamenti, e quindi dobbiamo trovare gli elementi validi per affrontare questa nuova situazione.
Dobbiamo dare motivazione agli insegnanti abbandonati da soli in prima linea ad affrontare un processo di trasformazione sociale giovanile sempre più rapido che tende, inevitabilmente, a scontrarsi con le istituzioni, prima delle quali, appunto, la scuola.
Nella società attuale si tende a porre una maggiore attenzione ai processi evoluti della congiuntura economica spesso sottovalutando le continue trasformazioni sociali. Ci troviamo in un periodo in cui, perlomeno in Europa, non avvengono dei reset valoriali dovuti alle tragedie belliche ma allo stesso tempo subiamo continui sconvolgimenti mediatici, ci troviamo di fronte a sistemi di informazione che tendono a condizionare in modo molto forte le persone e i loro sistemi di credenze. Sono eventi sicuramente meno drammatici ed epocali rispetto a quelli avvenuti nel periodo post bellico, ma comportano continui processi di ristrutturazione che, inevitabilmente, creano un solco sempre più grande tra i sistemi linguistico valoriali delle generazioni che si succedono tra loro.
L’impatto del sistema di comunicazione sui più giovani, insomma, determina un cambiamento molto rilevante nel sistema di relazione tra i vari individui.
Ad esempio una volta per telefonarsi i giovani passavano attraverso il filtro dei genitori, oggi invece questo avviene direttamente attraverso il cellulare, la e-mail, facebook e le chat. C’è un potere di comunicazione estremamente più elevato. I giovani passano tantissime ore collegati tra loro con i nuovi strumenti di comunicazione in tempo reale. Il sistema informativo determina la loro percezione della realtà e anche le modalità di comunicazione hanno effetti rilevanti sul modo di costruire l’ identità sociale. Gli adulti hanno il dovere di aiutarli ad orientarsi in questo mondo in trasformazione. Devono riuscire a trasferire i valori fondamentali, permettendo loro di costruire un apparato di coscienza critica nei confronti di questi strumenti pervasivi di comunicazione che utilizzano nella quotidianità. Il rapporto tra libertà e responsabilità passa attraverso la capacità di generare ed educare a valori che spesso gli stessi adulti non possiedono o hanno perduto. Nessuno gerarchizza i valori tutti nello stesso modo, certamente siamo immersi in una sensibilità soggettiva, in una condizione di relativismo culturale ed etico che dipende anche dall’educazione differente che ciascuno riceve dalla famiglia di origine. Si è certamente perduto un sentire comune, un modello forse conformistico ma condiviso. Siamo una società pluralista e non univoca, eticamente più frammentata e con opinioni e orientamenti molto più differenti che nel recente passato. Ciascuno di noi si comporta a livello sociale con delle priorità differenti, legate il più delle volte al super-io, alla struttura di sensi di colpa che i genitori tendono a impartire ai figli: si tratta di una modalità oggi certamente meno intensa di un tempo ma comunque sempre in grado di plasmare la struttura profonda della psicologia dei giovani in formazione.
Oggi vi sono giovani che rimangono con i genitori sino alle soglie dei quarant’anni. Ciò dipende anche da una volontà più o meno sentita di divenire protagonisti in prima persona della propria vita o di vivere all’ombra della protezione e delle influenze delle relazioni genitoriali. Da questo punto di vista occorre dire che le variabili psicologiche si vanno a incrociare con quelle di matrice socio-economica e con una certa difficoltà nel mercato immobiliare, che rende più complicato riuscire a rendersi pienamente indipendenti.
Da imprenditore noto una scarsa predisposizione dei giovani ad assumersi dei rischi. Il problema è comprendere che cosa significhi l’espressione “qualità della vita”. Denaro, beni, successo, fama. I giovani si trovano a cercare più la serenità che la ricchezza; potrebbe sembrare saggio ma a volte nasconde una certa mancanza di iniziativa e di voglia nel perseguire qualcosa di veramente innovativo ma rischioso.
Dobbiamo tutti tornare a sognare, ma ad occhi aperti. Ci sono elementi imponderabili in ciascuna epoca, i figli del dopoguerra sembravano vivere un’era terribile, eppure, inaspettatamente, è scoppiato il boom economico. Bisogna permettere ai giovani di sognare. Bisogna volere per ottenere qualcosa; pensiamo alla disciplina del self-empowerment di matrice americana, tutti i guru della comunicazione e della motivazione individuano nell’ottimismo della volontà e nel pensiero positivo la condizione indispensabile per ottenere la svolta verso il successo e la realizzazione personale. Il valore del convincimento è fondamentale, pensiamo all’effetto placebo dal punto di vista curativo. Sognare, volere, desiderare, focalizzare gli obiettivi in modo nitido e non vago e velleitario. Si deve imparare a rendere chiari e precisi i propri obiettivi modulando degli steps per raggiungerli gradualmente. E’ più importante il percorso che l’obiettivo. È più importante vivere i momenti al di là del risultato.
La tecnologia della comunicazione determina un orizzonte di cambiamento enorme che investe soprattutto i giovani: sul web le minoranze sono sempre più importanti e tendono ad avere più forza. Si assiste ad una continua evoluzione del sentimento dell’essere e del percepire sul web: tutto questo è lo specchio della volatilità e dell’incostanza dei giovani che tendono a mutare idee e credenze ad una velocità incommensurabilmente più veloce che nel passato.
Se non abbiamo una educazione che ci permetta di stabilire qual è la nostra scala di valori, la realtà e i valori dipenderanno inevitabilmente da un filtro di soggettività ineludibile.
L’importanza dell’educazione è quella di aiutare a comprendere e strutturare un processo relazionale ed etico. Bisogna cercare di far capire ai giovani l’importanza della variante soggettiva personale: la realtà passa attraverso il filtro della nostra soggettività emotiva. I valori etici che contribuiscono ad ancorarci in una identità ci consentono di orientarci in un mondo ad alta complessità e relatività culturale, meno forti saranno questi valori e più saremo in balia del mondo. Cosa sia la verità, cosa sia il bene, cosa sia giusto o ingiusto richiede non di stabilire dogmi aprioristici ma di costruire una mente aperta dotata di cultura ma anche di grandissima malleabilità emotiva. Se il meccanicismo ci pervade troppo diventiamo dei deterministi e la libertà perde la sua condizione. La perdita di senso che oggi avvertiamo dipende dall’eccesso degli stimoli, i nostri archetipi stanno vivendo una ridefinizione. Siamo esseri investiti di simbolicità, siamo intessuti di ermeneutica e di segni consci o inconsci esoterici o essoterici.
Una volta i vecchi erano i depositari della saggezza, oggi si è smarrito il loro ruolo. Non abbiamo tanto allungato la vita, ma piuttosto abbiamo allungato la vecchiaia. A questo punto qual è il ruolo dell’essere anziani in questa società? Come riusciamo ad essere nuovamente saggi? Dobbiamo ripristinare il ruolo della saggezza e dell’esemplarità se vogliamo creare giovani di valore. Dobbiamo assegnare all’esperienza una nuova credibilità per riuscire a costruire un ponte di comunicazione con i giovani e trasferire autentica memoria condivisa tra le generazioni.
Fabio Rossello
