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Che relazione esiste fra la psicologia e la fisica quantistica? O più in general

Qualche volta accade che il mondo scientifico si accosti a quello umanistico, generando risultati quantomeno sorprendenti. Tale sinergia, rappresentata dalla collaborazione fra lo psicoterapeuta svizzero Carl Gustav Jung e il fisico Wolfgang Pauli, ha fruttato al mondo della scienza novecentesca la teorizzazione del concetto di sincronicità.

 

Il saggio in cui sono raccolte le considerazioni centrali delle loro idee, intitolato non a caso Psiche e Natura, usci nel 1955. In se racchiude tutto il faticoso spirito cooperativo fra le due culture, cosi apparentemente inconciliabili: conoscenza soggettiva e oggettiva, idee innate e imperfetta realizzazione nel mondo empirico, fisica e metafisica. Pauli appartiene alla sorprendente élite scientifica formatasi a Vienna nei primi due decenni del Novecento, che seguendo la grande rivoluzione effettuata da Einstein nel campo della fisica teorica, elaboro la fisica dei quanti.

 

Non tutti gli scienziati pero intrapresero la via tracciata da Pauli, una strada rischiosa e dubbia, che intrecciava fisica e metafisica, scienza e psicologia, psiche e natura, attraverso un’unica chiave di lettura basata sull’unita della conoscenza. Pauli arrivo a postulare l’esistenza di un ordine cosmico indipendente dal nostro arbitrio e distinto dal mondo dei fenomeni, un ordine oggettivo che lega in una concordanza intrinseca immagini interne pre-esistenti nella psiche umana e oggetti del mondo esterno con le loro proprietà.

 

Qui entra in gioco Jung: egli offri al fisico austriaco la base concettuale di un mondo metafisico dominato da immagini archetipiche, che svolgono la funzione di ponte tra le percezioni sensoriali le idee.

L’attenzione di entrambi gli scienziati, quindi, era rivolta al mondo quantistico. La dove il principio di causalità cessa di esistere, facendo posto alla casualità; la dove le particelle sono sincronizzate e armonizzate in un continuum che va oltre lo spazio e il tempo (1). La dove la psicologia analitica e la meccanica quantistica possono incontrarsi dando vita a una scienza psicofisica, in cui uomo e cosmo, microcosmo e macrocosmo, trovano il loro punto di incontro.

 

Carl Gustav Jung: gli archetipi

 

Figlio di un pastore protestante, Carl Gustav Jung (1875-1961) frequento il corso di medicina all’Universita di Basilea, dimostrando subito un fervente interesse per la psichiatria, da un lato, e per la parapsicologia dall’altro. Dopo un primo periodo di fervida collaborazione con Sigmund Freud si allontano dal maestro e fondo la psicologia analitica (o psicologia del profondo).

 

Il nucleo centrale delle sue idee si basa sull’ipotesi secondo la quale il materiale rimosso dalla coscienza non sia di natura esclusivamente sessuale e sulla necessita di un nuovo concetto di libido. Ripescando nella tradizione mitica di molte societa umane, passate e presenti, Jung individuo notevoli parallelismi con le fantasie degli psicotici. L’insieme delle credenze e del simbolismo religioso portarono lo psichiatra svizzero a introdurre due concetti fondamentali per i suoi studi: l’inconscio collettivo e gli archetipi.

 

La psicologia analitica, quindi, parte dallo studio antropologico dei simboli, soprattutto quelli alchemici, per arrivare a una tripartizione della psiche. All’attività conscia dell’individuo e all’inconscio individuale, Jung aggiunge l’inconscio collettivo, come sede degli archetipi: immagini universali che non possono essere intese direttamente, ma devono, sotto forma di simbolo, essere filtrate dall’inconscio individuale.

 

Alla sincronicità, quindi, si sottende un significato comune fra elementi esterni e interni,  dove l’inconscio collettivo funge da serbatoio generativo di eventi sincronici. Non si tratta di mere coincidenze, ma di sincronismi significativi, che vanno al di la del puro caso. Non abbiamo a che fare con coincidenze causali, ma con eventi reali densi di carica simbolica, che attivano un meccanismo oggettivo attraverso cui l’inconscio individuale pesca e filtra il simbolo archetipico nell’inconscio collettivo (2).

 

L’inconscio collettivo e una realtà psichica oggettiva dove “nuotano” gli archetipi che, secondo Jung, l’essere umano percepisce attraverso il filtro dell’inconscio individuale in forma simbolica. La sincronicità fornisce un accesso al mondo degli archetipi attraverso fenomeni quantici: poiché la psiche non e disgiunta dalla materia. Psicologicamente parlando, la sincronicità porta al “processo di individuazione” dell’individuo: la consapevolezza di un’armonia psicofisica e raggiunta attraverso la giusta interpretazione dell’archetipo.

 

Questa unita psicofisica (fra microcosmo e macrocosmo) e riscontrabile, secondo gli studi che Jung fece sui simboli alchemici, nell’alchimista che, attraverso la trasmutazione alchemica, raggiunge la consapevolezza dell’archetipo. Alla base dell’incontro tra Pauli e Jung c’e l’esigenza di legare le idee archetipiche a un approccio scientifico alla natura (3). Ovvero, come le idee innate sono guida al processo di formazione delle teorie scientifiche (4).

 

Sincronicità e meccanica quantistica

 

Ma vediamo più nello specifico in che modo i concetti più importanti della meccanica quantistica si legano in maniera costruttiva al discorso sulla sincronicità e sulla psichiatria.

Prima di tutto e da sottolineare il modo in cui, nell’esperimento quantico, il ruolo dell’osservatore si fonda con quello dell’oggetto osservato, rendendo inestricabile la relazione. Inoltre prendendo in considerazione il quantum entanglement, due particelle un tempo a contatto e poi separate sembrano comunicare anche a grande distanza in maniera istantanea, con velocita anche superiori a quella della luce.

 

Proprio quest’ultimo aspetto sembra essere quello più compromettente, in quanto contraddice uno dei limiti della relatività. Il trio di scienziati Einstein, Podolski e Rosen teorizzo a questo proposito il paradosso EPR (dalle iniziali dei loro nomi) in un famoso articolo uscito nel 1935 sul Physical Review intitolato “La descrizione quantistica della realtà fisica può ritenersi completa?”.

 

Il paradosso consiste nel fatto che non e possibile concepire fenomeni istantanei in quanto la teoria della relatività non permette scambi di informazioni a una velocita superiore a quella della luce. Accettare il paradosso EPR, significa spezzare una lancia a favore della sincronicità, che prevede scambi di informazioni istantanei.

 

Wolfgang Pauli e il principio di esclusione

 

Fisico svizzero di origine austriaca, Pauli (1900-1958) studio all’universita di Monaco,  laureandosi nel 1918. Studioso brillante, e noto al grande pubblico per la formulazione del “principio di esclusione” che gli valse il Nobel nel 1945. Secondo tale principio, due elettroni non possono occupare lo stesso orbitale atomico a meno che non abbiano spin (rotazione) opposto. Per dimostrare il principio Pauli arrivo alla teorizzazione del quarto numero quantico, lo spin appunto, che va ad aggiungersi agli altri tre numeri quantici (quello principale, quello orbitale e quello magnetico) per descrivere uno stato atomico. Lo spin indica la rotazione dell’elettrone all’interno di un atomo e può assumere un doppio valore (+ . e – .).

 

Due elettroni non possono occupare lo stesso orbitale atomico senza avere necessariamente spin opposti. Questo significa che una volta entrati in contatto due elettroni rimangono sempre vincolati uno all’altro in maniera indissolubile: il cambiamento dello stato di un elettrone influisce immediatamente sull’altro elettrone, anche a grande distanza. Tutto questo avviene non come risultato di una forza e quindi non come conseguenza di un rapporto di causa-effetto: il principio di sincronicità diventa sempre piu tangibile.

 

Coincidenze significative

 

Nei primi anni del Novecento Jung aveva già avuto a che fare, attraverso una serie di conversazioni con Albert Einstein, con il mondo della fisica. Allo psicoterapeuta svizzero, in particolare, interessavano le implicazioni psicologiche della relatività. Spazio e Tempo sono, secondo lui, concetti di natura psichica che si sono sviluppati fino a diventare archetipi inconsci per la descrizione del mondo fisico.

 

Esistono quindi delle coincidenze significative fra immagini psichiche soggettive messe in relazione con una situazione fisica oggettiva: a un primo livello teorico si può spiegare in questo modo il principio di sincronicità.

 

Una definizione più precisa può essere: “coincidenza semantica di eventi (uno psichico e l’altro fisico) causalmente non collegati” (5). Il nocciolo di questa definizione tende a sottolineare, fra le altre cose, l’assenza del rapporto causa-effetto. Per Pauli e per Jung, infatti, la sincronicità basata sull’a-causalità, e complementare alla causalità. Essi cercarono di verificare l’esistenza di coppie di eventi non collegati causalmente attraverso

il metodo sperimentale, cercando di superare uno dei dogmi del materialismo cognitivo: la connessione causale fra sistema nervoso centrale e coscienza.

 

Il primo ostacolo che Jung dovette affrontare fu di natura interna alla disciplina psicanalitica. Infatti c’erano delle questioni irrisolte legate all’epistemologia della psicologia scientifica del profondo: come indagine necessariamente soggettiva, non e ne separabile, ne reificabile (6). Alla psicologia, infatti, manca una base posta al di fuori del proprio oggetto, perché, nel soggettivo, si arriva all’autodissoluzione. L’osservatore, inoltre, influenza con la propria soggettività il contenuto osservato, portando al corto circuito l’attività psichiatrica.

 

Jung ovvia il problema introducendo il concetto di archetipo (caratterizzato dall’intersoggettività) contrapposto al tipo psicologico (di carattere soggettivo). Gli archetipi si definiscono come ricorrenze transculturali e inter epocali di rappresentazioni mentali e comportamenti stabili e tipici della specie umana. Il carattere oggettivo dell’archetipo fornisce quell’appiglio imparziale di cui la psicologia del profondo aveva bisogno.

 

Per parte sua, Pauli si rendeva conto dell’impossibilita – in fisica quantistica – di cogliere simultaneamente ed esaustivamente la totalità delle caratteristiche dell’oggetto (principio di indeterminazione di Heisenberg) (7).

 

≪Il legame – scrive Pauli (8) – nella teoria quantistica tra l’oggetto e l’osservatore che descrive la misura nel tempo e nello spazio può venire sospinto sempre più nella direzione dell’osservatore. In questo caso l’apparato di misura deve venire caratterizzato da una miscela statistica, e si deve tener conto del fatto che i singoli stati in questa miscela vengono nuovamente alterati dall’interazione con l’osservatore. Dal punto di vista della teoria quantistica la conoscenza dell’attuale e dunque sempre per sua natura una conoscenza incompleta. Per la stessa ragione la natura statistica delle leggi della fisica microscopica non può essere evitata (9)≫.

 

Nuove visioni?

 

Ciò che segui all’incontro di due menti, impegnate in due ambiti cosi differenti della cultura, fu una nuova percezione della natura e della scienza, intesa prima di tutto come consapevole superamento della concezione meccanicistica dell’universo e come un ritorno alla tradizione Bruniana-Leibniziana. L’obiettivo era quello di sottolineare la totale non separabilità dell’universo dei fenomeni fisici. Il principio di corrispondenza di Bohr, infatti, puntava dritto in questa direzione: verso quel legame fra il microcosmo quantico e il macrocosmo macrofisico, fra l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo, fra relativita e meccanica quantistica.

 

La natura e vista come un tutto le cui parti rimandano in qualche modo una all’altra (10). Una legge di natura quindi deve essere scevra da nessi causali e deterministici e questo determina il fatto che l’esperimento scientifico (l’osservazione e quindi un evento fisico inserito all’interno di altri eventi fisici) assume il carattere di un atto unico, irrazionale e impredicibile.

 

Superando l’ideale di Einstein di un osservatore distaccato, Pauli riconosce il carattere olistico della natura e la conseguente impossibilita di separare soggetto e oggetto. Il principio di complementarietà (11) e una corrispondenza statistica che secondo Pauli rimanda al nesso micro-macrocosmo, sottolineando ancora una volta uno degli aspetti più ricorrenti nella cultura umana: l’armonia cosmica.

 

Pauli, a sostegno delle sue idee, descrive esperienze personali molto significative per capire cosa intendesse per sincronicità. Nel saggio Psiche e Natura del 1953 (12) spiega ciò che lui chiama “moderni esempi di Hintergrundsphysik. Gli Hintergrundsphysik sono concetti fisici intesi come simboli archetipici (onda, dipolo, atomo, radioattività) e presenti nei sogni.

 

Pauli riconosce, solo dopo l’intervento di Jung, che questi sogni o fantasie in realtà hanno un carattere oggettivo: essi evidenziano l’interconnessione tra psiche e natura e rendono fisica e psicologia come due linee di ricerca complementari.

 

Nei sogni di Pauli, infatti, compaiono ossessivamente due concetti fisici in particolare: la struttura a doppietto delle righe spettrali e la separazione di un elemento chimico in due isotopi. Nel primo caso Pauli sottolinea il fatto che l’emissione delle righe spettrali avviene nel corso della transizione dell’atomo da uno stato all’altro: ciascun stato e un differente livello di energia e questi ultimi sono gli stati caratteristici dell’atomo.

 

Nel secondo caso invece si tratta di elementi chimici che hanno le stesse caratteristiche per quanto riguarda la carica, ma massa differente. La separazione degli isotopi, corrisponde alla risoluzione di una riga in due o più componenti contigue (ottenute grazie allo spettrografo di massa e quindi esteriormente simili alla struttura a doppietto delle righe spettrali). Per l’equivalenza tra massa ed energia si può parlare, anziché di pesi atomici diversi, di livelli energetici differenti della materia nucleare. I due elementi onirici, visti in relazione ai livelli di energia, sono quindi in corrispondenza.

 

Nel sogno appare inoltre una qualche autorità in campo fisico che spiega a Pauli che la scissione di una riga spettrale in un doppietto e di fondamentale importanza: in poche parole e rilevante separare uno stato energicamente specifico in due stati.

 

Pauli in questo modo riconosce i concetti di conscio e inconscio e il fatto che ogni osservazione di contenuti inconsci comporta una ripercussione indeterminabile su questi contenuti. La separazione di due componenti rimanda all’archetipo, presente nell’inconscio collettivo, della complementarietà (questione fondamentale nella meccanica quantistica dopo Bohr): viene riconosciuta la compatibilità di aspetti della realtà che appaiono inizialmente contradditori.

 

La complementarietà e espressa perfettamente da Pauli anche solo considerando il concetto di quaternità, che lega fisica, psicologia, soggetto e oggetto in un costrutto indissolubile. Coppie complementari di opposti della fisica si trovano rispecchiate sul piano psichico. Con Pauli la scienza moderna ha recuperato dal passato l’idea di unita psicofisica per andare oltre lo stretto razionalismo: egli afferma che le teorie fisiche hanno radici nella percezione mitica e religiosa del mondo e nelle immagini archetipiche dell’inconscio (13).

 

Note

(1) M. Teodorani, Sincronicita, Macro Edizioni, 2006.

(2) M. Teodorani, 2006.

(3) H. Atmanspacher e H. Primas, The hidden side of Wolfgang

Pauli, Journal of Consciousness Studies, 3, N° 2, 1996, pp. 112-26.

(4) H. Atmanspacher e H. Primas (1996).

(5) P. Odifreddi, C’era una volta un paradosso, Einaudi,

Torino, 2001, pp. 128.

(6) M. La Forgia, Immagini dell’inconscio e fisica quantistica.

L’incontro tra Jung e Pauli, in Immagini linguaggi concetti, (a

cura di) S. Petruccioli, Theoria, Roma, 1991.

(7) M. La Forgia, 1991.

(8) Piu precisamente in: (a cura di) W. Pauli, Niels Bohr

and the Development of Physics, New York, London,

Pergamon Press.

(9) A. Baracca, R. Levi e S. Russo, Le tappe dello sviluppo

della teoria dei quanti nel quadro della seconda rivoluzione

industriale e delle contraddizioni del capitalismo del primo

dopoguerra – Parte II, Testi & Contesti n° 3, 1980.

(10) (a cura di) G. Gembillo e G. Giordano, Wolfgang Pauli

fra fisica e filosofia, Armando Siciliano Editore, Messina,

2001.

(11) Inizialmente enunciato da N. Bohr per conciliare

il dualismo onda corpuscolo delle particelle elementari,

descrive quella particolare caratteristica per cui i fenomeni

che avvengono a livello atomico e subatomico hanno un

duplice aspetto: corpuscolare e ondulatorio, i quali non

possono pero mai essere osservati contemporaneamente

durante lo stesso esperimento.

(12) W. Pauli, Psiche e natura, Adelphi Edizioni, Milano,

2006.

(13) (a cura di) G. Gembillo e G. Giordano, Wolfgang Pauli

fra fisica e filosofia, Armando Siciliano Editore, Messina,

2001.